Case del quartiere: Di casa in Casa

Case del quartiere vince cheFare

chefare"Di Casa in Casa" è il progetto vincitore della seconda edizione di cheFare il bando promosso dall’Associazione culturale Doppiozero, in partnership con importante realtà impegnate nella promozione della cultura. 

Dopo cinque mesi dalla chiusura del bando, 40 progetti selezionati su 600 presentati, le votazioni on line e la scelta dei 9 finalisti, l'ardua sentenza ha premiato il progetto torinese proposto dalla Fondazione Cascina Roccafranca. Di Casa in Casa è il progetto della Rete delle Case del Quartiere di Torino per coordinare e mettere in comune esperienze, progetti e attività di cittadini associazioni, gruppi e operatori culturali.

"Il valore aggiunto di quest'anno, hanno spiegato i giudici, è dato dalla formazione di rapporti e connessioni che si sono venuti a creare tra i progetti in gara, segno che cheFare non viene vissuto come una semplice competizione ma come un momento di elaborazione collettiva di pratiche culturali".

 Il progetto è stato considerato meritevole per:

- "la capacità di coinvolgimento del tessuto sociale ripensata attraverso un’idea innovativa di cosa sia oggi una comunità o una rete interpretata in senso solidale;

 - la solidità dell’impianto progettuale (dal punto di vista economico, organizzativo e dell’iter di sviluppo) che si traduce anche nella consapevolezza delle possibilità di sostenibilità, riproducibilità e scalabilità;

- la lodevole capacità di autoanalisi nel considerare i punti di forza ma anche le criticità del progetto;

- la dimostrata propensione ad agire in modo reattivo e collaborativo rispetto all’occasione del bando, usato come momento di autoformazione e crescita del progetto.

Inoltre Di Casa in Casa, pur essendo un progetto esplicitamente dedicato alla periferia di Torino, propone in modo molto chiaro una visione sui bisogni e i modi d’intervento nel tessuto urbano in quelle città italiane dove è sempre meno facile pensare e mantenere delle relazioni di comunità. Come Giuria ci auguriamo che questo sforzo possa essere nel tempo esemplare e moltiplicato anche per altri luoghi".

Giuria in diffoltà, lo si legge dalla dichiarazione conclusiva, perchè i nove progetti finalisti manifestavano una "grande capacità di immaginazione e un desiderio che potremmo dire genuinamente politico di trasformare, anche se nel piccolo, la realtà sociale italiana".

Una nota di merito anche ad altri progetti capaci di prospettive sinceramente sorprendenti: A di Città e Kinodromo "che evidenziano – al di là di tutte le vulgate apocalittiche sulla depressione sociale che affetterebbe l’Italia – un incredibile desiderio di alfabetizzazione culturale del Paese e una volontà quasi prometeica di trasformazione sociale".

Un’opportunità di condividere un’idea nuova di Italia: imprevista e piena di speranza. Ed ora buon lavoro ai vincitori, buona continuazione a tutti gli altri.